Recensione su rivista inglese

THE LANCET

Rivista medica inglese del 23 aprile 1864 contenente una recensione sulla Storia della ferita del Generale Garibaldi compilata dal dottor Giuseppe Basile – segue traduzione.

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STORIA DELLA FERITA DEL GENERALE GARIBALDI TOCCATA IL 29 AGOSTO 1862 IN APROMONTE, COMPILATA DAL DOTTOR GIUSEPPE BASILE PRIMO CHIRURGO DELL’AMBULANZA GENERALE NOMINATO CHIRURGO DIVISIONALE NEL 1860. MEMBRO DELL’ACCADEMIA FISIO-MEDICO-STATISTICA DI MILANO. Palermo, dall’Ufficio del Giornale “Il Commercio” Via Castrofilippo, rimpetto il Teatro Garibaldi 1863

SULLA GRAVE FERITA DEL GENERALE GARIBALDI

del Dottor Ripari Palermo (Milano, ndt) 1863.

 

Quando alcuni giorni addietro Garibaldi arrivò tra noi, l’entusiatica accoglienza che ha ottenuto è stata prova di una profonda simpatia che l’Inghilterra mostrava verso l’Eroe al quale più di ogni altro l’Italia deve la libertà. Quelli che hanno provato la maggiore soddisfazione guardando le sue nobili e virili fattezze –presentando il tipo di perfetto e puro patriota- non potevano allo stesso tempo non notare il suo doloroso zoppicare. Essi avevano occasione di vedere il Generale fuori pericolo e quasi guarito, ma ancora sofferente per gli effetti della ferita in Aspromonte. Loro sapevano che Egli riceveva le visite giornaliere del Dottor Fergusson e che era stato affidato alle cure di un eminente chirurgo, ma i loro pensieri indubbiamente andavano a quel giorno in cui una mano italiana stava attentando alla vita di colui al quale l’Italia doveva rispetto, anche se Egli avesse commesso qualche errore.
Ora Garibaldi è salvo e non soltanto è salvo ma, a dispetto delle sue postume sofferenze, noi sappiamo bene che con le cure di cui è circondato riprenderà ampio uso dell’arto che è stato ferito e quindi noi leggeremo delle sue sofferenze che ci ricorderanno il grande pericolo cui era andato incontro.
Con quale ansia si aspettavano i telegrammi dall’Italia che annunciavano notizie al riguardo!!!!!

Una indescrivibile perplessità è stata avvertita quando ci sono state divergenze di opinioni tra gli eminenti chirurghi provenienti da ogni parte del mondo per offrire la loro esperienza all’illustre ferito. In quei momenti emozionanti forse sono stati forniti giudizi troppo affrettati sulla divergenza di opinioni dei chirurghi. Al momento è curioso e interessante leggere le diverse considerazioni e vedere come da un punto di vista scientifico siano giustificate queste opinioni.

Sotto mano abbiamo dell’eccellente materiale consistente in un opuscolo pubblicato dal Dottor GIUSEPPE BASILE, chirurgo dell’ambulanza generale, membro dell’Accademia Fisio-Medico-Statistica di Milano.
Il dottor Basile ha seguìto Garibaldi nel 1860 da Partinico a Palermo e da Napoli al Volturno. Nel 1862 il Basile era in Aspromonte dove Garibaldi fu ferito e fu lui a prestargli i primi soccorsi. Da allora non lo lasciò finchè non vide le prime avvisaglie di ripresa del Generale.
L’opuscolo che (il Basile ndt) ha pubblicato contiene le considerazioni dei diversi chirurghi che visitarono Garibaldi sia da soli che insieme ad altri, dopo essersi consultati. Queste considerazioni sono precedute da una premessa circa la ferita di arma da fuoco di cui l’autore esprime la seguente idea: per giungere ad una esatta diagnosi è necessario calcolare la velocità della palla, la sua direzione, la distanza da cui è stata sparata. La ferita avrà più o meno gravità a seconda se la direzione della palla è perpendicolare o obliqua. Il pericolo dipende anche dalla conformazione della struttura ossea che resiste a seconda della compattezza e della natura spugnosa dell’osso. Mentre stava seguendo Garibaldi, il Dottor Basile fu in grado di mettere in pratica i suddetti principi e quindi stabilire quanto segue per una corretta diagnosi: 1° la parte ferita; 2° la distanza dalla quale fu sparato il colpo; 3° la posizione del ferito; 4° i movimenti fatti appena ferito; 5° che tipo di arma da fuoco fu usata e che tipo di palla; 6° sintomatologia generale e locale. Il Dottor Basile è partito dai suddetti punti per esaminare la ferita di Garibaldi e in proposito ha detto: “ 1° il Generale Garibaldi fu ferito in terreno scosceso per cui il colpo era diretto dal basso verso l’alto; 2° la distanza dei bersaglieri italiani era di circa 250 metri,medio tiro della carabina dei bersaglieri; 3° l’illustre ferito posto alla testa della sinistra dei volontari teneva il piede destro in avanti guardando l’ala opposta: 4° (Il Generale ndt ) fu ferito d’una palla conica di carabina italiana la quale, come ognuno sa, entra formando una spirale; 5° il Generale appena ferito fece ancora quattro/cinque passi verso il bosco dei pini, segno certo che la grande articolazione del piede non era offesa. La località inoltre presentava una ferita lacero-contusa con forma di triangolo irregolare a bordi leggermente accartocciati in dentro; penetrava al di sopra e al davanti del terzo medio del malleolo interno del piede destro, poche linee al di sopra dell’articolazione tibio-tarsica la quale era illesa come dimostrarono maggiormente i movimenti fatti eseguire al piede in tutte le direzioni; colava dalla ferita un fluido sanguinolento e lo specillo si arrestava a circa due centimetri dalla ferita, facendo sentire una scabrosità ossea. Una prominenza quasi a forma di nocciola si osservava al di sopra e al davanti del malleolo esterno, ove il Dottor Albanese fece una incisione.” Il Dottor Basile e il Dottor Albanese concordarono sul fatto che un’operazione non fosse immediatamente necessaria. Il Dottor Basile aveva concluso che la pallottola era nella ferita,sebbene egli non fosse in grado di toccarla con lo specillo e quindi pensò che potesse essere estratta senza che fosse necessaria alcuna amputazione della gamba. In attesa di una opportunità favorevole egli ha bendato il piede e applicato acqua fredda sulla ferita.

Dopo un lungo e sofferto viaggio Garibaldi giunse al Forte del Varignano (presso La Spezia ndt) e fu là che il 4 settembre ebbe luogo il primo consulto tra il Prof. Porta e il Dottor Rizzoli, chiamati dal Governo Italiano; il Prof. Zannetti e il Dottor Prandina, chiamati dal Generale; i Dottori Denigro e Riboli e i tre medici curanti Dottori Ripari, Albanese e Basile. Fu in questo consulto che emerse  la prima diversità di opinioni. Il Prof. Porta esplorò la ferita,esaminò il piede e la gamba e dichiarò che il proiettile era uscito e che l’articolazione si era fratturata. Tutti condividevano tranne il Basile che scrive in proposito (riportando  uno stralcio della relazione del Prof. Porta ndt): “Il proiettile non può essere nella ferita se teniamo in considerazione le tre seguenti considerazioni: 1°-che il malleolo tibiale non appare in pezzi,ma semplicemente distaccato dalla sua base,lasciando una distanza della larghezza di qualche linea che appena consente il passaggio dello specillo; 2°-che la puleggia dell’astragalo, naturalmente compressa nella morsa dei due malleoli, continua a riempire la cavità senza segni di rottura o di perforazione; 3°-che fra quest’osso e il malleolo infranto non c’è spazio degno d’evidenza, né una strada all’avanti, all’indietro, al di sopra o al di sotto che permetta di scoprire il proiettile il quale,come già si disse, non appare neppure al di fuori in un luogo qualunque. La semplice frattura di un malleolo con lacerazione delle parti molli esterne di un corpo ottuso qualunque,basta per rendere la ferita potuto penetrare penetrante nell’articolazione sottostante. Ma il grosso proiettile non avrebbe senza arrecare un  guasto maggiore al malleolo o lasciare un buco più largo tra i frammenti della tibia che concedesse all’apice del dito di penetrare. Si è ammesso pertanto, con la maggiore verosimiglianza, che il proiettile, attraversati i quattro strati del calzone, del coturno, della calza e dei comuni integumenti, abbia colpito il malleolo tibiale, lo abbia staccato dalla sua base  e poi sia stato respinto senza penetrare l’articolazione o girare intorno alla medesima.”

Successivamente i Professori Porta e Partridge (il 29 settembre), esaminando la ferita di Garibaldi, descrissero quanto segue: “E’ una ferita sul piede destro con la frattura interna del malleolo causata dal proiettile che avendo aperta l’articolazione in maniera limitata non l’ha trafitta e non si è conficcato in nessuna parte della giuntura. Il malleolo esterno non  ha sofferto e l’astragalo non sembra essere stato compromesso. Un maggiore esame fatto al momento dell’incidente porta alla seguente conclusione: Nessun’altra struttura ossea e compromessa.”

Dopo dieci giorni ebbe luogo un altro consulto del quale troviamo la seguente relazione firmata dai Dottori Ripari, Zannetti, Gherini, Tommasi, Prandina, Basile e Albanese: “Quando si stava esaminando la ferita con uno specillo, vennero fuori pezzetti d’osso. Lo specillo si è fermato vicino al malleolo esterno senza toccare alcun  corpo duro.”

Il rapporto conclude prevedendo una  lunga durata della malattia con probabilità di aggravamento,non escludendo,  comunque, la probabilità della presenza del proiettile nella ferita.
Il Dottor Bertani che arrivò in seguito, non vide la situazione tanto rosea. Egli disse: “Certamente la giuntura della caviglia è aperta e sta espellendo pezzetti d’osso e secondo me questi pezzetti stanno danneggiando le ossa della giuntura.” In fine conclude affermando la necessità della imputazione.

In ultima analisi il Prof. Nélaton (francese ndt), esaminata la ferita con uno  specillo dichiarava il 28 ottobre in sintesi che il proiettile si trovava nella ferita a circa un paio di centimetri di profondità e che doveva essere rilevato con uno specillo.
I Professori Pirogoff e Partridge (russo il primo inglese il secondo ndt), in un successivo consulto in data 31 ottobre hanno stabilito che la giuntura della caviglia era aperta anteriormente e che la palla si trovava -per quanto se ne poteva giudicare dalla esplorazione- più vicina al lato esteriore dell’articolazione. L’esplorazione strumentale della ferita non era necessaria finchè il proiettile non appariva prossimo alla superficie e che in questo caso l’estrazione doveva essere eseguita immediatamente.
Il Dottor Basile aveva esaminato la ferita parecchie volte con una batteria termo-elettrica senza successo, ma quando il Prof. Nélaton gli invio un specillo con la testa di porcellana egli fu in grado di fornire una prova tangibile del fatto di cui lui era convinto dall’inizio,circa la presenza del proiettile nella ferita.
Ricorso poi alla dilatazione della ferita con lo specillo,dopo un po’ di tempo ha potuto introdurre il suo dito medio per cui il proiettile venne (successivamente ndt) estratto con  facilità (dal Prof.Zannetti ndt).
Nell’Appendice (del suo opuscolo ndt) il Dottor Basile accusa il Prof. Louis Figuier, nell’Annuario Scientifico del 1863, di avere esaltato i meriti di Nélaton non soltanto a discapito dei suoi colleghi, ma quel che è peggio a discapito della verità.
L’opuscolo del Dottor Basile è talmente completo che con esso noi possiamo seguire giorno per giorno tutte le fasi della malattia dell’illustre Eroe e parecchie rappresentazioni litografiche rendono il testo più chiaro e più comprensibile.

La storia della ferita e dei suoi chirurghi può essere completata facendo riferimento all’opuscolo del Dottor Pietro Ripari, Capo Medico e Chirurgo dell’Ambulanza in Aspromonte. L’opuscolo di questo chirurgo garantisce l’autenticità dei dettagli circa il trattamento che lui (Basile ndt) ha adottato. Quest’opuscolo del Ripari è diviso in due parti distinte: la prima riguarda la storia e la seconda il trattamento della ferita. C’è pure una prefazione nella quale l’autore accenna alla spedizione che è terminata così fatalmente (cioè la ferita di Garibaldi ndt).
Il resoconto del Ripari si suddivide in tre periodi: il primo dal momento in cui Garibaldi viene ferito sino  al suo arrivo al Varignano; il secondo sino al consulto tenuto a La Spezia (Varignano ndt) tra tutti i chirurghi che erano venuti a visitare l’illustre paziente: il terzo sino al momento della estrazione del proiettile. Quest’opuscolo evidenzia anche il periodo post-trattamento medico sino alla sparizione dei sintomi.
A questi tre periodi c’è da aggiungere oltre ai pareri dei diversi chirurghi anche un resoconto giornaliero dello stato della ferita e del trattamento medico.
Se si aggiunge inoltre che quest’opuscolo è corredato da rappresentazioni litografiche dell’arto ferito nella sua posizione naturale, con l’indicazione della traiettoria del proiettile, il punto dove questo si è andato a conficcare nonchè la forma e la grandezza del proiettile stesso con i frammenti di osso estratti a poco a poco dalla ferita, appare evidente che il chirurgo abbia avuto a disposizione tutto il materiale necessario per affermare la sua convinzione (trattasi della convinzione del chirurgo Basile circa la presenza della palla nel piede di Garibaldi ndt).

(Prosegue l’autore ndt) “Prima di colpire Garibaldi la pallottola aveva urtato contro un corpo duro e si era rotta in due e soltanto una metà aveva ferito il Generale dopo aver perso gran parte del suo volume. Soffermiamoci per un momento alla forma conica della pallottola sparata da un fucile! La pallottola non si sarebbe fermata nel mezzo della caviglia,ma avrebbe trafitto il piede da una parte all’altra o avrebbe trafitto due piedi se questi fossero stati uniti.”

Non si può negare che questa opinione appare abbastanza razionale e forse spiegherebbe le incertezze che sono esistite per qualche tempo circa la presenza della palla nel piede del ferito. In ogni modo la discussione può ora ritenersi di secondaria importanza; il vero merito di quest’opuscolo risiede nell’esattezza dei resoconti clinici giornalieri.

(Libera traduzione dal testo inglese originale di Maria Cristina Basile, Roma 17 marzo 2011 nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia)

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