Quei medici con la camicia rossa

Non vanno altresì dimenticati

Giacomo Giuseppe Aloisi con doppia laurea con lode in medicina e giurisprudenza, il professor Emilio Cipriani già tra i volontari toscani a Curtatone, il dottor Andreuzzi il medico dei poveri, Luigi Billi amico di Carducci, il famoso professor Porta di Milano. Una nota particolare si deve al dottor Giuseppe Nodari da Castiglione delle Stiviere «anima d’artista», che dipinse acquarelli – riscoperti da Philippe Daverio – con inediti particolari dell’avventura dei Mille, raccolti in un album che verrà esposto a Palermo il 29 maggio alla Galleria d’Arte Moderna Sant’Anna. Non può mancare il nome di Enrico Cairoli: il più glorioso fra gli studenti di medicina, parecchi dei quali non arrivarono alla professione, perché portati via dalla guerra e dalla loro passione insurrezionale. Numerosi furono i medici siciliani. Fra questi includiamo Corrado Tommaso Crudeli, ferito alla testa a Milazzo, poi nel 1865 professore di anatomia patologica nella facoltà medica di Palermo, innovatore di tale insegnamento. Meritano inoltre una grata citazione: Rocco La Russa, morto con una palla in fronte nella battaglia di Ponte Ammiraglio, vividamente rappresentata dal nostro grande pittore Renato Guttuso; il dottor Lampiasi di Salemi; il giovane Giuseppe Romano-Catania, che andò a combattere appena laureato.
Questo piccolo Pantheon garibaldino si può concludere con due ardimentose e fulgide figure. Giuseppe Basile di Siculiana, laureato in farmacia e medicina, nominato sul campo primo chirurgo divisionale, che pose diagnosi esatta – in contrasto con tanti luminari, anche stranieri chiamati a consulto – sulla localizzazione del proiettile che aveva ferito Garibaldi in Aspromonte. Morì molto giovane di colera nel 1867. L’Eroe dei due mondi commosso esclamò: «Chi fu testimone… capirà quanto dolorosa mi sia la perdita del martire di Siculiana, modello di patriottismo, di abilità, di valore».
Altra figura di medico siciliano con la camicia rossa fu il Dottor Enrico Albanese, palermitano al seguito di Garibaldi, insieme al Basile, sin dal 1860. Come il Basile conseguì la laurea in chirurgia prima e successivamente quella in medicina. Circa la ferita di Garibaldi sull’Aspromonte, nella campagna del 1862, sostenne con il Basile la presenza della palla nel piede ferito. Nominato Professore di Anatomia presso l’Università di Palermo creava nel 1874, in Palermo, presso l’incantevole spiaggia di Vergine Maria all’Acqua Santa, l’Ospizio Marino destinato a dar vita e salute ai miseri bambini rachitici e scrofolosi. Enrico Albanese  moriva il 5 maggio 1889 a Napoli e di là trasportata a Palermo la sua salma fu deposta nel cimitero di S. Maria di Gesù, sotto un gran masso di granito fatto giungere, appositamente, da Caprera. Anche se non facente parte della falange dei medici garibaldini siciliani, una citazione merita il Dottor Pietro Ripari di Solarolo Raineiro in provincia di Cremona che fu il Capo Medico dell’Ambulanza al seguito di Garibaldi in tutte le campagne combattute in Italia dall’Eroe dei due Mondi. Ripari Albanese e Basile composero la triade dei medici curanti la ferita di Garibaldi dopo il fatto storico d’Aspromonte del 29 agosto 1862. Più che con l’Albanese fu legato da forte amicizia col Basile con il quale intrattenne un carteggio epistolare, oggi custodito dagli eredi Basile.Deputato nel nuovo Parlamento d’Italia sedette tra i banchi dell’estrema sinistra. morì il 5 maggio 1885, la sua salma, vestita con la camicia rossa fu cremata e le ceneri tumulate nel cimitero monumentale del Verano in Roma.

 

Da Quei medici con la camicia rossa” Giornale di Sicilia – editoriale anonimo.

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